Manuela G.


"Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un'opera, di una storia adagiata su carta di seta. scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l'ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all'altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell'immaginazione."(Maxence Fermine)
Anonimo asked: Pubblicherai il romanzo che stai scrivendo?

Me lo auguro! :)

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Come poteva uno scrittore anche solo pensare d’essere in grado di lasciare libero qualcuno se con una penna acquisiva la capacità di incatenarlo tra le pagine candide del suo essere?

Non ero sola: nelle profondità della mia anima regnava una me che lasciava aperte le ferite per non obliarle.
E la realtà poi era estranea a quell’estro; nella verità da tutti conosciuta fu impossibile riuscire a contenerti.
Avevi ormai deciso di quale morte sarei dovuta venire a mancare; e non ci sarebbe stato ritorno.
Scrivere si trasformò in un dovere, una missione. Potevo trattenerti solo nelle mie parole, tentando di non far stingere il tuo ricordo.
Perché era questa l’incombezza dei narratori. Lasciavano che nell’inchiostro scorresse l’essenza dell’esistenza, donando vita alla vita che non avevano saputo vivere.
E io allora raccontavo di te, e mi faceva male anche solo respirare quando lo facevo.
Rileggevo di te nei giorni peggiori, in cui la tua assenza era una camera a gas che distruggeva ma non uccideva.
Mi sembrava di tenerti accanto; tu e quel tuo mezzo sorriso che, presto, ogni essere celeste si accinse ad invidiare.
Era finita.
Tutto si era consumato in fretta, e io continuavo a scrivere.
Il paradosso più doloroso del mondo.
Condannata per sempre ad elargire emozioni senza tregua; le stesse che mi tenevano in ostaggio, che mi stringevano in una morsa estenuante e illusoria.

T’avrei incontrato lì, tra le curve e gli spigoli di ogni lettera.
T’avrei incontrato lì, e sarebbe bastato uno solo dei tuoi sguardi per dare alla luce, tra le macchie nere di quei caratteri, l’arcobaleno che avrebbe allievato, almeno per un po’, le ferite aperte della mia anima.

Manuela G. (via rivoluzionaria)

Straordinaria.

(via comeundiamantegrezzo)
"L’amore cortese mi aveva oramai cinta nella stupefacente contemplazione di un’adorazione segreta e intrepida, elevado le mie lacrime ad una sofferenza nobile e silenziosa.
Quel fin’amor disegnò i labili confini della mia ossessione per lui, intenso desiderio di una dolce condanna.”
Manuela G.
"Sceglietele bene le parole. Perché poi ritorneranno la notte, più fredde e più crudeli.”
Manuela G.
"Ero un oggetto d’antiquariato, abbandonato e impolverato in qualche mercato ai margini della città. Ero una storia di impronte e profumi antichi che nessuno avrebbe voluto ascoltare.”
Manuela G.
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Come poteva uno scrittore anche solo pensare d’essere in grado di lasciare libero qualcuno se con una penna acquisiva la capacità di incatenarlo tra le pagine candide del suo essere?

Non ero sola: nelle profondità della mia anima regnava una me che lasciava aperte le ferite per non obliarle.
E la realtà poi era estranea a quell’estro; nella verità da tutti conosciuta fu impossibile riuscire a contenerti.
Avevi ormai deciso di quale morte sarei dovuta venire a mancare; e non ci sarebbe stato ritorno.
Scrivere si trasformò in un dovere, una missione. Potevo trattenerti solo nelle mie parole, tentando di non far stingere il tuo ricordo.
Perché era questa l’incombezza dei narratori. Lasciavano che nell’inchiostro scorresse l’essenza dell’esistenza, donando vita alla vita che non avevano saputo vivere.
E io allora raccontavo di te, e mi faceva male anche solo respirare quando lo facevo.
Rileggevo di te nei giorni peggiori, in cui la tua assenza era una camera a gas che distruggeva ma non uccideva.
Mi sembrava di tenerti accanto; tu e quel tuo mezzo sorriso che, presto, ogni essere celeste si accinse ad invidiare.
Era finita.
Tutto si era consumato in fretta, e io continuavo a scrivere.
Il paradosso più doloroso del mondo.
Condannata per sempre ad elargire emozioni senza tregua; le stesse che mi tenevano in ostaggio, che mi stringevano in una morsa estenuante e illusoria.

T’avrei incontrato lì, tra le curve e gli spigoli di ogni lettera.
T’avrei incontrato lì, e sarebbe bastato uno solo dei tuoi sguardi per dare alla luce, tra le macchie nere di quei caratteri, l’arcobaleno che avrebbe allievato, almeno per un po’, le ferite aperte della mia anima.

Manuela G.
Anonimo asked: Sai che sei finita su una di quelle pagine dedicate a tumbl :) ?

Davvero? Non ne ero al corrente, ma non può che farmi piacere :)

"Ma quanti amori hai nascosto dentro di te? Quanti amori clandestini hai ingoiato sperando un giorno di poterli dimenticare?
Le tue vene, come radici deboli e sconfitte, hanno idratato di sangue e dolore un fiore sbocciato sul cuore, dai petali scuri; hai amato così tanto che quell’amore è diventato odio. E quell’odio ti ha presa a pugni, senza tregua, lasciandoti lividi invisibili, trasformandoti nell’orrore che non sapevi più accettare.
Quante volte hai sognato qualcuno che ti dicesse che valevi più degli errori commessi? Quante volte sei addirittura arrivata al punto di desiderare uno schiaffo pur di avere accanto qualcuno che mostrasse di tenere a te?
Ma non c’era pietà intorno a te.
Cenere le tue lacrime.
Distruttiva la forza che possedevi.
Guardavi il cielo con occhi pieni d’acqua di mare, tanto da fonderli in un orizzonte azzurro e inacessibile. Nell’esofago correvano sostanze che, lavando via la sofferenza di una vita crudele e insaziabile, preparavano alla morte il sentiero migliore.
Avresti voluto urlare ma la voce non aveva più voce.
Strizzavi gli occhi, e pregavi.
Sì, pregavi.
Tutto si stava consumando in fretta, ma la tua anima innocente e impaziente non voleva sopportare un minuto di più.
Il battito lento del cuore ti prese per mano.
Il fiore sul tuo cuore spogliò i suoi petali.
Chissà se avresti visto il cielo, di nuovo.
Chissà se avresti sorriso, di nuovo.
Il tempo ti regalò un ultimo pensiero e nessuna risposta. Non tremavi più.
I pugni si aprirono.
Lo senti questo rumore?, vorresti chiedermi.
Sì, vorrei risponderti, sì, lo sento.
È il rumore dell’ultimo battito.
Il rumore dell’ultimo sospiro.
Valevi più di tutti gli errori commessi. Valevi di più.”
Manuela G.