Successe qualcosa di incredibilmente insolito quella mattina; un solo istante. Una frazione di secondo.
Aprii gli occhi, ero viva, ma non ricordavo assolutamente nulla.
Nussun dolore, nessuna felicità, nessun volto, nessun mondo.
Quasi come se non avessi memoria.
Cosciente in una assurda incoscienza.
Un lampo, e la realtà tornò a fottermi.

Fu quello il momento in cui capii che la vita era assolutamente indipendente dalle emozioni mentre la realtà se ne cibava senza mostrare pietà.

La vita era aprire gli occhi. La realtà era aprire il cuore.

Manuela G.

Come poteva uno scrittore anche solo pensare d’essere in grado di lasciare libero qualcuno se con una penna acquisiva la capacità di incatenarlo tra le pagine candide del suo essere?

Non ero sola: nelle profondità della mia anima regnava una me che lasciava aperte le ferite per non obliarle.
E la realtà poi era estranea a quell’estro; nella verità da tutti conosciuta fu impossibile riuscire a contenerti.
Avevi ormai deciso di quale morte sarei dovuta venire a mancare; e non ci sarebbe stato ritorno.
Scrivere si trasformò in un dovere, una missione. Potevo trattenerti solo nelle mie parole, tentando di non far stingere il tuo ricordo.
Perché era questa l’incombenza dei narratori. Lasciavano che nell’inchiostro scorresse l’essenza dell’esistenza, donando vita alla vita che non avevano saputo vivere.
E io allora raccontavo di te, e mi faceva male anche solo respirare quando lo facevo.
Rileggevo di te nei giorni peggiori, in cui la tua assenza era una camera a gas che distruggeva ma non uccideva.
Mi sembrava di tenerti accanto; tu e quel tuo mezzo sorriso che, presto, ogni essere celeste si accinse ad invidiare.
Era finita.
Tutto si era consumato in fretta, e io continuavo a scrivere.
Il paradosso più doloroso del mondo.
Condannata per sempre ad elargire emozioni senza tregua; le stesse che mi tenevano in ostaggio, che mi stringevano in una morsa estenuante e illusoria.

T’avrei incontrato lì, tra le curve e gli spigoli di ogni lettera.
T’avrei incontrato lì, e sarebbe bastato uno solo dei tuoi sguardi per dare alla luce, tra le macchie nere di quei caratteri, l’arcobaleno che avrebbe allievato, almeno per un po’, le ferite aperte della mia anima.

Manuela G.

Anonimo asked: Scrivi delle cose incantevoli,se il tuo libro sarà formato da tutti questi pensieri,non posso nemmeno immaginare quanto possa essere bello.quando hai novita sul tuo libro,informaci,che sarò in prima fila davanti alla libreria per acquistarlo.

Vi terrò aggiornati… grazie grazie grazie, per tutti i messaggi d’affetto che mi mandate!!!

Anonimo asked: Stai scrivendo un libro ? Come si chiamerà e quando uscirà ? Sogni pazza del tuo blog ,mi hai capita senza avermi conosciuta e ti ringrazio.

Sì, attualmente è in fase di stesura e il titolo è ancora provvisorio.

Sono io che ti ringrazio tantissimo, sei molto dolce!

Anonimo asked: Come mai ami tanto il mare?

Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non da risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. Non fa altro, in fondo, che questo: chiama. Non smette mai, ti entra dentro, te lo senti addosso; se è te che vuole puoi far finta di niente, ma non puoi scappare.

Anonimo asked: Oltre l'alchimia ti piace anche filosofia?

Sì; Nietzsche e Schopenhauer su tutti.

Anonimo asked: Cos e l alchimica

*alchimia.

L’alchimia è la scienza della trasformazione della materia. L’alchimia, oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, implica un’esperienza di crescita o, meglio, un processo di liberazione spirituale. Viene a rappresentare una conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici e soteriologici, nel senso che i processi e i simboli alchemici, oltre al significato materiale, relativo alla trasformazione fisica, possiedono un significato interiore, relativo allo sviluppo spirituale.