Manuela G.


"Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un'opera, di una storia adagiata su carta di seta. scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l'ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all'altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell'immaginazione."(Maxence Fermine)
"Ho ordinato agli occhi di tacere e ho lasciato piangere il cuore. Ero sicura che, lì, non ci avrebbe guardato nessuno.”
Manuela G.
"Mai affezionarsi ad una assenza.”
Manuela G.
"E fammi sentire i battiti del cuore,
ché solo oltre la pelle c’è traccia d’amore.”
Manuela G.
"Non so più difendermi da quegli sguardi che dicono ‘non sei abbastanza importante’.”
Manuela G.
"Ci sono alcune persone che non sono solo ‘persone’. Sono la tua continuazione, sono parte di te. Sono te. Come se il tuo corpo fosse troppo piccolo per contenere tutto quello che in principio sei. Io, per esempio, da quando te ne sei andato, e per tutto questo tempo, ho cucito la tua ombra addosso, ero marchiata a fuoco, stavi con me anche quando nel tuo cuore c’era un altro brivido.
E anche se non ci fossimo più incontrati ti avrei ritrovato, sempre e comunque, in ogni cosa visibile e non, in ogni momento, in ogni luogo, in ogni persona. Vedi? Tu continui quello che sono. Non puoi farci niente. Certi legami non li spezzi. Io, per noi, uso il presente, sempre, anche per il passato.”
Manuela G.
"Ero una di quelle che amava troppo e non si amava per niente.
E lui lo sapeva. Sapeva che lo stavo aspettando. Sapeva che l’avrei aspettato per sempre. Per questo non sarebbe tornato mai.”
Manuela G.
"L’amore cortese mi aveva oramai cinta nella stupefacente contemplazione di un’adorazione segreta e intrepida, elevado le mie lacrime ad una sofferenza nobile e silenziosa.
Quel fin’amor disegnò i labili confini della mia ossessione per lui, intenso desiderio di una dolce condanna.”
Manuela G.
"«Lui non avrà mai bisogno di te. Mai. Sei solo una voglia, un vizio, nient’altro».
«Allora sarò tutto quello che vorrà. Sarò solo una voglia o un vizio. Sarò tutto o niente. Sarò un sasso, un albero, un fiore. Io sarò per lui, per l’eternità».
Io gli appartenevo.
Gli appartenevo così tanto che per quanto potessi negarlo o tradirlo o dimenticarlo, io ero lui e lui era me.”
Manuela G. // frammenti
"Mi alzai da terra infilandomi sotto la doccia. L’acqua inumidì la mia pelle ma non la mia sofferenza. Il calore m’invase le ossa ma non placò la paura. Ero sempre stata schiava di una realtà che qualcun altro aveva deciso per me, di un destino mai convenuto. 
Non mi ero mai sentita viva. Non avevo mai avuto uno scopo da raggiungere, un obiettivo da perseguire, un motivo preciso per farlo. 
Abbandonarmi alle volontà di una vita tediosa e ripetitiva, ormai, mi aveva condotto all’annichilimento, e ne ero esausta. 
”
— Manuela G.
"Ma lei desiderava soltano qualcuno che sentisse la sua mancanza, quasi come fosse una perdita, un lutto.
Ci si poteva fare più male di così?”
Manuela G.